Boris Godunov
"Caro Leonard, guardare la vita in faccia,
in faccia... conoscerla, amarla...
E una volta amata, metterla da parte."
(Virginia Woolf - lettere a Leonard)
Ripensando al mio viaggio in Cechia scopro con meraviglia che, in dieci giorni, ho dormito in sette luoghi e circostanze diverse:

Forse già questa lista basta a riassumere l'intensità di questi dieci giorni "da puttana". Questo conteggio, di per sè superficiale, mi permette però di rintracciare quello che mi sembra il punto chiave di questa esperienza: la "riscoperta della fisicità". E' qualcosa che avevo già presentito nella lettura de "l'insostenibile leggerezza dell'essere" e che, credo, aveva reso più difficile, ai miei occhi, la comprensione di questo romanzo e, di riflesso, del mondo ceco e della sua cultura (in senso lato).

Rientrato in Italia, posso dire che questo aspetto mi ha martellato per questi otto giorni illuminando la realtà che mi circondava e soprattutto illuminando il mio corpo di fronte ad essa. Non ho mai visto il mio corpo interagire con la realtà come in questi giorni: scoprirlo come strumento per comprendere ancor prima che governare le leggi della natura, solo con l'aiuto di un remo e di una canoa. Senza nulla indosso che non fosse il costume da bagno e un paio di sandali, mentre tutto il resto, indispensabile o meno che fosse, giaceva in un barile al centro della canoa, in balia anch'esso delle onde.
In quest'ottica non mi è affatto dispiaciuto salire e scendere una collinetta boscosa a piedi scalzi, dopo che i miei sandali si erano rotti. Anche i miei piedi hanno assaggiato il loro momento di libertà provando al tatto la frescura delle foglie cadute, la fragilità del terreno scosceso, il prurito provocato dal contatto coi ricci. Sensazioni strane, lo confesso. Sarei stato più pronto a costruirmele in uno spazio mentale, in un luogo virtuale. Il Cinema Dinamico a Gardaland, per farci un'idea.
A Pilzen, in condizioni fisico-mentali piuttosto estreme per i miei standard, ho provato quasi paura per quello che avrei potuto fare se solo avessi allentato ancora un po' le briglie. Questa paura di non conoscermi mi ha fatto desistere dall'andare oltre. Questa stessa paura, tuttavia, ha resistito all'oblio e alla rimozione di quella notte e si è trasformata, dapprima in una constatazione, poi in un proposito.
Enunciarlo mi pare troppo banale o troppo sconsiderato. Mi basta dire che forse, da questo viaggio, ho portato a casa un mezzo per realizzarlo.

L’altro, sia esso persona, luogo o cosa, non è il fine ultimo;
è ancora un mezzo, il mezzo attraverso il quale conosciamo noi stessi.
Sviluppare una personalità significa farne proprie il più possibile,
svestirsi del proprio personaggio per indossare il carattere altrui.
Vivere non è altro che recitare sulla scena della vita; recitare
Fino a quando il personaggio si scorda di chiamarsi attore.