domenica, 22 luglio 2007, ore 03:44

Ripensando al mio viaggio in Cechia scopro con meraviglia che, in dieci giorni, ho dormito in sette luoghi e circostanze diverse:

Cechia lug07

  • giovedì 12 e venerdì 13: Chotoviny (Tabor), presso la famiglia di Katerina;
  • sabato 14: Czesky Krumlov, in tenda con Katerina, in vista di due giorni di canoa sul fiume Vltava;
  • domenica 15: Zlata Koruna, in un sacco a pelo sotto le stelle, sempre con Katerina, vicino al falò che si spegneva;
  • lunedì 16: Chotoviny, nella camera di Katerina, sfinito dopo la trasferta con Lucka, Brunek e Jana;
  • martedì 17: Praga, nello studentato, dopo una divertente serata al club Lemonadovy Joe con Hoita & c. e un'altrettanto rocambolesco dopo-serata al seguito di un ceco un po' bevuto che non voleva darci asilo;
  • mercoledì 18: Pilzen, presso Radek detto Bobik, ossia il moroso di Katerina nonché promulgatore di esperienze simil-Amsterdam, iniziate peggio e finite meglio (si fa per dire);
  • giovedì 19: Chotoviny, per l'ultima sera, naturalmente estesa fino a orari improponibili, con il pretesto di scambiarsi un po' di musica;
  • venerdì 20: a Bergamo, dove tra una conversazione e l'altra non mi è quasi rimasto il tempo per rimpiangere l'inevitabile ritorno a casa;
  • sabato 21: a San Vigilio (Brescia), dopo 20 giorni di assenza - un record, da un anno a questa parte - e dopo un'altrettanto intensa trafila di conversazioni e incontri più o meno casuali con la famiglia allargata (spero che mio padre si rimetta presto dall'incidente in moto).

Forse già questa lista basta a riassumere l'intensità di questi dieci giorni "da puttana". Questo conteggio, di per sè superficiale, mi permette però di rintracciare quello che mi sembra il punto chiave di questa esperienza: la "riscoperta della fisicità". E' qualcosa che avevo già presentito nella lettura de "l'insostenibile leggerezza dell'essere" e che, credo, aveva reso più difficile, ai miei occhi, la comprensione di questo romanzo e, di riflesso, del mondo ceco e della sua cultura (in senso lato).

Cechia lug07

Rientrato in Italia, posso dire che questo aspetto mi ha martellato per questi otto giorni illuminando la realtà che mi circondava e soprattutto illuminando il mio corpo di fronte ad essa. Non ho mai visto il mio corpo interagire con la realtà come in questi giorni: scoprirlo come strumento per comprendere ancor prima che governare le leggi della natura, solo con l'aiuto di un remo e di una canoa. Senza nulla indosso che non fosse il costume da bagno e un paio di sandali, mentre tutto il resto, indispensabile o meno che fosse, giaceva in un barile al centro della canoa, in balia anch'esso delle onde.

In quest'ottica non mi è affatto dispiaciuto salire e scendere una collinetta boscosa a piedi scalzi, dopo che i miei sandali si erano rotti. Anche i miei piedi hanno assaggiato il loro momento di libertà provando al tatto la frescura delle foglie cadute, la fragilità del terreno scosceso, il prurito provocato dal contatto coi ricci. Sensazioni strane, lo confesso. Sarei stato più pronto a costruirmele in uno spazio mentale, in un luogo virtuale. Il Cinema Dinamico a Gardaland, per farci un'idea.

A Pilzen, in condizioni fisico-mentali piuttosto estreme per i miei standard, ho provato quasi paura per quello che avrei potuto fare se solo avessi allentato ancora un po' le briglie. Questa paura di non conoscermi mi ha fatto desistere dall'andare oltre. Questa stessa paura, tuttavia, ha resistito all'oblio e alla rimozione di quella notte e si è trasformata, dapprima in una constatazione, poi in un proposito.

Enunciarlo mi pare troppo banale o troppo sconsiderato. Mi basta dire che forse, da questo viaggio, ho portato a casa un mezzo per realizzarlo.

Cechia lug07

milionidiscale

mercoledì, 04 luglio 2007, ore 18:24

L’altro, sia esso persona, luogo o cosa, non è il fine ultimo;

è ancora un mezzo, il mezzo attraverso il quale conosciamo noi stessi.

 

Sviluppare una personalità significa farne proprie il più possibile,

svestirsi del proprio personaggio per indossare il carattere altrui.

 

Vivere non è altro che recitare sulla scena della vita; recitare

Fino a quando il personaggio si scorda di chiamarsi attore.

milionidiscale